Il 6 dicembre 1979, Antonio Inoki si trova di fronte a un bivio. Accettare una vittoria discussa o lasciare parlare il proprio orgoglio? È il nuovo capitolo dell'Almanacco del Wrestling.
Oggi voliamo in Giappone, anche se, in verità, la Leggenda di cui vado a raccontarvi oggi è difficilmente ascrivibile ad un solo Stato, ad una sola nazione. Antonio Inoki è un grande personaggio a tutto tondo, non solo nel mondo del wrestling, anche se oggi chiaramente parleremo di quello.
Per parlare di Antonio Inoki andiamo a introdurre la motivazione che sta dietro la Storia di cui ne è effettivamente il protagonista. Parliamo non tanto di vincere o perdere, ma di orgoglio. Spiegare con le proprie azioni al pubblico, agli appassionati, cosa vuol dire avere una spinta più grande della voglia stessa di prevalere, della voglia stessa di aggiungere un trofeo, per quanto prestigioso, al proprio palmares.
Inoki compie i suoi primi passi nel mondo del wrestling sotto l'ala protettiva del mostro sacro per eccellenza del puroresu, Rikidozan, che ha due allievi prediletti, Inoki appunto e Shoei "Giant" Baba. ..Anche se, bisogna dire, agli occhi non solo del Maestro, ma anche di chi era vicino a lui, Baba veniva visto come il "prescelto" a raccogliere le redini del movimento giapponese. Inoki e Baba nel 1973 andranno poi a creare ognuno la propria realtà, quando l'esperienza della JWA si esaurirà: la All Japan per mano di Baba e la New Japan, appunto, con la firma di Antonio Inoki.
Rispetto a Baba, Inoki non riesce a trovare almeno in questa iniziale parte del suo cammino, una via per la consacrazione a livello mondiale. Perché Baba riesce infatti a catturare anche il titolo mondiale della NWA, cosa non possibile per Antonio Inoki, non affiliato all'Alleanza. Antonio comunque va negli Stati Uniti per tentare fortuna e raccogliere esperienze. Per questo approda alla NWF, che è una realtà del nord-est degli Stati Uniti, attiva nell'area tra gli Stati di New York e dell'Ohio, ne rileva alcune quote azionarie, per poi diventarne effettivamente il Campione.
Quando il detentore della Corona NWF, Johnny Powers, intraprende una tournée in Giappone, lo fa sotto l'egida della New Japan, e Antonio Inoki, che lo sfida con successo, viene riconosciuto dalla NJPW come Campione Mondiale. È il suo primo assaggio di un campionato che, per blasone, porta il suo nome oltre i confini della terra del Sol Levante. Questo, però, a lui non basta, perché comunque il peso della competizione con Baba è forte e dopo l'esperienza con il titolo della NWF - un titolo che comunque resterà attivo sino agli albori dell'International Wrestling Grand Prix - decide di volgere il suo sguardo verso il titolo della World Wrestling Federation.
La congiuntura "geopolitica", alla fine degli anni Settanta, è particolare favorevole, perché il presidente della WWF era un giapponese, Hisashi Shinma. Ed è proprio grazie a Shinma, deus ex machina della collaborazione tra WWF e New Japan, che arriva questa nuova grande opportunità.
Antonio Inoki sfida più volte il campione dell'epoca, Bob Backlund, e alla fine riesce a portargli via il titolo. Questo è un cambio di mano del Titolo che ancora oggi, a livello ufficiale, non viene riconosciuto come tale, perché nel giro di una settimana la cintura passa dalle mani di Backlund a Inoki, per poi tornare intorno alla vita dello statunitense.
Fatto questo doveroso preambolo, entriamo del dettaglio della storia di questo Capitolo.
Antonio Inoki sconfigge Backlund per il titolo, ma l'ora ex-campione è ancora lì, in terra nipponica, per proseguire nella sua tournée. Ottiene per la settimana successiva, il 6 dicembre del 1979, un rematch con il titolo ancora in palio. È un incontro di stili molto simile per certi versi, visto che sia Inoki che Backlund hanno in comune un percorso di formazione con il leggendario Karl Gotch...E questo si vede benissimo, così come il pubblico sa riconoscere in Inoki un wrestler non al 100% espressione di uno stile al 100% giapponese: c'è molto del sizzle statunitense in Antonio Inoki, nel modo in cui combatte, in cui lui riesce a gestire il match.
Va detto, nel rematch è Antonio Inoki, nonostante sia lui il campione e Backlund lo sfidante, a mantenere le redini per quasi tutta la totalità della contesa.
Il "quasi" però qui fa la differenza. Cosa succede alla fine del match? Nelle fasi più concitate, quando entrambi i wrestler sono letteralmente stremati, ecco che dal passato torna un acerrimo nemico di Antonio Inoki, Tiger Jeet Singh, che fino a poche settimane prima ha conteso la corona dell'NWF all'eroe giapponese.
Inoki è uscito vincitore da una lunga serie di battaglie contro questo grandissimo wrestler indiano, però insomma, a Singh la recente sconfitta non va giù e quindi, proprio quando sembrava che Inoki fosse sul punto di sconfiggere Backlund, il suo intervento porta alla vittoria dell'ex iridato.
Inoki è uscito vincitore da una lunga serie di battaglie contro questo grandissimo wrestler indiano, però insomma, a Singh la recente sconfitta non va giù e quindi, proprio quando sembrava che Inoki fosse sul punto di sconfiggere Backlund, il suo intervento porta alla vittoria dell'ex iridato.
Il fatidico conto di tre rimette di fatto a posto il cosiddetto lineage , l'albo d'oro ufficiale del Titolo Mondiale WWF. A dirla tutta, il condizionale sarebbe d'obbligo, visto che l'intervento di Tiger Jeet Singh spinge il Presidente WWF a salire sul quadrato.
Shinma prende la cintura dalle mani di Bob Backlund (che, claudicante, non aveva visto l'interferenza di Singh) per riconsegnarla a Inoki, tra le urla del pubblico.
Questo è il momento cardine della nostra Storia.
Antonio Inoki potrebbe serenamente portarsi la cintura negli spogliatoi perché, di fatto, l'ingerenza di Tiger Jeet Singh varrebbe una squalifica, visto che non solo distrae, ma scaglia un colpo ai danni di Inoki. Beh, il Campione de facto non la pensa così: del resto, le sue spalle sono state al tappeto per il conteggio di tre dell'arbitro, un arbitro che non aveva visto l'intervento dell'indiano pochi istanti prima. Quindi, per lui, tornare a casa ancora come Campione, in quella maniera rocambolesca seppur legittima, non è ciò che si era prefissato.
Voleva dimostrare di essere in grado di prevalere ancora, per il suo pubblico ma soprattutto per sé stesso. Decide così di rinunciare al titolo e chiede al microfono a Backlund l'opportunità di un altro match per mettere fine alla questione.
La storia però aveva altri percorsi in serbo per questi due gladiatori.
Bob Backlund prese la cintura per riportarla negli Stati Uniti. Di lì a poco, il 19 Dicembre 1979, un match tra lui e Bobby Duncum al Madison Square Garden (Duncum era, negli States, considerato il primo sfidante al titolo WWF) assegna ufficialmente la corona e decreta la fine della diatriba, almeno per quanto riguarda Vince McMahon Senior e i suoi promoter.
Inoki ebbe effettivamente altre chance per riagguantare la cintura viola: in Florida nell'aprile del 1980, a Tokyo durante le Bloody Fight Series estive, e persino l'anno seguente a Naucalpan, in Messico, con Lou Thesz convocato dalla UWA per arbitrare questa magnifica contesa. Non riuscì più nell'impresa.
Detto questo, è innegabile che Antonio Inoki, sia stato a tutti gli effetti Campione della WWF, e quella cintura nel Dicembre 1979 non la perse agli occhi del pubblico, agli occhi del Presidente Shinma, ma comunque, il suo orgoglio lo portò a decisioni diverse. Ed è questa una motivazione che mi ha spinto oggi a raccontarvi questa sua storia, lasciandovi qui sotto spazio per i commenti, spazio per tutti i vostri punti di vista.
Vi lascio inoltre altri link per rivivere match che ho pensato potessero fare da corollario a questa bellissima Storia, una storia dove l'orgoglio vince, rispetto alla voglia di Vittoria.
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