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25/2/1995: il primo episodio di AWF Warriors of Wrestling

Ammetto di avere questo post "in canna" da diverso tempo, ma sapendo già che si sarebbe rivelato una sorta di fiera delle digressioni, ecco che la mia vena procrastinatrice ha sempre avuto la meglio.

Sino ad oggi.

Tempo fa ricomparse sul mio feed di YouTube la prima puntata di "Warriors of Wrestling", programma tv creato dalla American Wrestling Federation di Paul Alperstein. Non ho potuto scorrere oltre. Ricordavo delle sue star, per la maggiorparte fuoriusciti/tagliati dalla WWF come Tito Santana, Sgt. Slaughter, Koko B.Ware, Hercules, Mr.Hughes, ma soprattutto ricordavo la caratteristica principale che rendeva la AWF diversa da tutte le altre promotion dell'epoca: i match erano strutturati in round. Tre round da 4 minuti ciascuno, per la precisione.

Lord-Ammiraglio MountevansNell'epoca di Internet propinata sin dalle scuole elementari, più o meno tutti gli appassionati-interessati sanno che è il Regno Unito la patria dei match a round, in genere secondo il sistema introdotto dal Lord Ammiraglio Mountevans che prevedeva - tra le altre cose - 6 round ciascuno lungo 3 minuti, decretando vincitore chi fosse riuscito ad aggiudicarsi per primo 2 "fall, per via di schienamento, sottomissione, abbandono, knock-out, squalifica dell'avversario.

Finita la lezione di (prei)storia, torniamo a noi, e al fatto che la AWF decise di attingere dai cugini Oltremanica non tanto per spirito anglofilo, ma per discostarsi dalla selva di realtà indipendenti che fioccavano negli States a metà degli anni Novanta, alcune delle quali con il conforto della tv locale a trasmetterne le gesta settimanali. Avendo a disposizione wrestler di chiara fama (anche se in molti casi - vedi Michael Hayes - già residenti in pianta stabile in Viale del Tramonto), il pensiero fu quello di collocarli all'interno di un contesto diverso, dove al centro ci fosse un sistema di regole stringenti (il promoter Alperstein che elevava sanzioni a destra e a manca durante le interviste tra un match e l'altro) e appunto una struttura a round, con un solo "fall" però a decretare l'esito dei match.

E qui finisce la disamina della AWF e del suo lascito.

Eh sì, perchè quello che ho visto in realtà ha fatto riaffiorare in me i desideri (rimpianti?) mal sopiti di un Italia in grado di produrre un prodotto proprio, un prodotto alternativo ed è questo che alla fine mi ha mosso, che alla fine mi porta qua,  perché al di là del fatto che io a fine 2023, novembre 2023 per l'esattezza , ho terminato la mia collaborazione con la SIW per motivi miei personali (assolutamente non stiamo neanche a montarci dietro chissà quale teoria cospirazionistica, chi deve sapere sa), comunque, chiusa quella parentesi, ho sempre pensato al fatto che quello che io chiamo "Wrestling con la W maiuscola" sia in realtà un desiderio.

Il mio desiderio è quello che in Italia ci sia un prodotto per gli italiani, tagliato sugli italiani. Questo non vuol dire rinnegare la WWE o la AEW o chissà quale altra major indipendente che ci possa essere: no, io credo che la passione sia passione e ognuno abbia il diritto di seguirla alle propria maniera, possibilmente però senza fare delle commistioni: il melting pot non sempre dà buoni risultati.

Soprattutto in Italia, continuo a dirlo e lo ripeto qui, un terreno vergine. Perchè? Come Il Drago insegna ai suoi seguaci sui social, il wrestling in Italia ha avuto una sua storia, mi piace anzi chiamarlo catch oppure lotta libera professionistica. Questa storia a quanto pare è terminata nei primissimi anni 90, poi è arrivata l'ICW, o meglio, prima di essa la IWS, e di queste realtà si sa quasi tutto ormai. 

Sta di fatto che alla fine, per chi segue il wrestling in Italia il metro di confronto - o l'ispirazione del confronto - sono sempre gli Stati Uniti e questo secondo me, permettetemi, è un errore.

Noi siamo italiani, e non bisogna avere camice nere o avere fiamme nell'occhiello per dire una roba del genere, anzi, io culturalmente sono proprio agli antipodi rispetto a queste..."ideologie", ma il concetto è che per godersi un prodotto proprio, per ispirare il proprio pubblico locale, nello specifico muovere il pubblico italiano, bisogna creare messaggi per il pubblico italiano, un prodotto che abbia delle caratteristiche particolari.

Non c'è bisogno di rinnegare il fatto che si chiami wrestling negli Stati Uniti, piuttosto che lucha libre o puroresu in altre parti del globo: se siamo italiani, allora vale la pena di mettersi un po' più in gioco (lo dico senza voler mancare di rispetto a nessuno). Più si trae ispirazione da qualcosa che è lontano da noi e più non si fa un favore al nostro prodotto. Più i richiami si rifanno a qualcosa che non siamo noi, e più il confronto ci fa risultare perdenti, anche quando non lo si merita. Perdenti per svariati motivi: esposizione, fondi, strutture, mettiamoci anche la cultura.

La cultura, però, la si crea.

Perché la cultura è frutto di una spinta, è frutto di una tradizione, che si crea non scimmiottando, non andando a prendere ispirazione e momenti di formazione da realtà che poco hanno a che fare con noi. È totalmente inutile.

Faccio un piccolo excursus. Nel 2005, anni del "boom", il già mille volte decantato boom del wrestling in Italia, c'erano testate nazionali come Panorama o il Corriere della Sera, che andavano a intervistare i vari promoter locali (successe anche a me ovviamente), e non mi ricordo ora quale di queste coniò il termine spaghetti wrestling, riferendosi all'epopea dello spaghetti western.

Magari la loro intenzione era puramente canzonatoria, ma io personalmente lo pensai come un complimento, come a una "nostra via italiana", poi in realtà rivelatasi pura carta. Oltre vent'anni dopo, siamo ancora qui. 

Sarebbe il caso di farci legare all'albero maestro, per resistere alle sirene oltreoceano ed oltremanica. Se noi siamo italiani, facciamolo questo prodotto italiano. 

Ecco quindi la lezione della American Wrestling Federation. Loro hanno cercato non di scimmiottare la WWF o la WCW di allora, in un periodo peraltro - eravamo appunto nel 1995 - in cui la popolarità del wrestling negli USA era in picchiata. Diesel / Kevin Nash, che ai tempi era campione del mondo della WWE, si lamentava dell'essere il campione meno pagato di sempre. Gli veniva risposto da Pat Patterson che sì, era vero, così come era certo Diesel il campione che aveva portato meno introiti nella storia della Federazione. 
In quel periodo di crisi, due wrestler - Santana e Slaughter - che le avevano viste tutte dagli anni 70, decisero quindi di creare un prodotto di rottura, poi possiamo disquisire quanto vogliamo anche sulla scelta di affidarsi a wrestler già ben conosciuti ma quindi anche ben lontani ormai dall'apice della loro carriera e della loro forma fisica. 
Sta di fatto che la spinta verso l'idea di promuovere un qualcosa di diverso, era già concettualmente una spinta positiva. Perché se anche questa esperienza è terminata dopo solo un anno, a causa della poca appetibilità della scuderia verso i network televisivi, e i costi di produzione derivati dalla creazione delle puntate tv, non si può non apprezzare il tentativo.

L'alternativa è sempre una spinta vincente.
La voglia di creare qualcosa di diverso, qualcosa di proprio, è un momento in cui ci si guarda dentro, un momento in cui si sperimenta.

Posso capire che il mondo è dominato dai "numeri": se non hai numeri non hai fondi, e se non hai fondi nascono altri problemi...Lo so benissimo. So benissimo come funziona, esperienza sul campo.

Guardate cosa è successo solo poco tempo fa: la AAA ha mandato in onda "La Noche de Los Grandes", match principale la sfida mascara contra mascara dei due Grande Americano, uno contro l'altro.

Ecco, se in questi anni mi avete seguito, allora avrete riconosciuto in quell'incontro tutti i canoni del Wrestling con la W maiuscola...E non si può certo dire che non vi fossero all'interno elementi di modernità, high spot un po' spinti all'eccesso, ma c'erano comunque tutti gli ingredienti del Grande...Wrestling.

C'era la rivalità, il messaggio di doversi giocare il tutto per tutto, c'era il fatto che il pubblico credeva in quello che succedeva tra le corde, il cosiddetto suspension of disbelief, e in questo caso non c'era nemmeno il mistero dietro alla reale identità dei wrestler sotto alla maschera: nel mondo di internet tutti nel palazzetto sapevano di stare assistendo a un match tra Ludwig Kaiser e Chad Gable. La storia, però, veniva prima di tutto, di tutte le "consapevolezze" del mondo reale. Ricordiamo Jerry Jarrett, secondo cui "le faide personali generano introiti economici".
La scelta di produrre un filmato, prima del match, che narrava la storia di questi due Protagonisti sotto forma di fumetto: da un lato non fa dimenticare a chi guarda che siamo comunque sotto il cappello della WWE, tutto sfarzo e impatto visivo, ma dall'altro propone la sfida in un modo tagliato sul pubblico messicano.

Ovvio, quando un prodotto come questo è realizzato con tutti i crismi, viene apprezzato ben oltre i confini messicani: del resto, quello che sto scrivendo io lo hanno detto tanti altri, e per farlo non si deve per forza essere legato ai temi del cosiddetto "Old School".

Diciamoci la verità: questa storia della presunta dicotomia old school / new school ha un po' rotto.

Il fatto che io sia totalmente contrario ai match intergender non mi rende "old school", ma semplicemente ragionevole. Per quanto mi riguarda - dato che il wrestling è una simulazione teatrale di combattimenti - l'unica disciplina sportiva che prevede partecipazione di donne e uomini allo stesso momento è il doppio misto di tennis. Punto. 

Per me, il concetto di intergender, nel wrestling, non esiste. Se vengo additato come retrogrado, puritano, beh pazienza. Sicuramente non sono puritano, ma sono un purista, quello sì. 

Quello che è andato in scena alla Noche de Los Grandes era wrestling. Aggiungo, il match principale della serata è stato collocato in un contesto dove anche gli altri incontri in programma non hanno presentato nulla di incoerente, di fuori dal discorso: è stata una serata dove chiaramente si è goduto di un prodotto fatto e tagliato per un certo pubblico, sì, ma fatto talmente bene che non ho avuto bisogno di sentirmi messicano per goderne appieno.  

La domanda aperta che io pongo qui è la stessa che riverbera tra i vari capitoli dell'Almanacco del Wrestling: siamo in Italia? E allora proviamo a sperimentare nella creazione di un prodotto italiano!

Ci rendiamo conto? Undertaker si ritira, sfila i suoi guanti e li lascia a centro ring. Aj Styles fa lo stesso. Lesnar lo ha fatto, per poi continuare la sua saga con Oba Femi...E noi in Italia dobbiamo assistere a una cosa analoga??? Ma stiamo scherzando?

L'Italia è l'Italia. Calcio, basket, pallavolo, rugby...
Ma ce lo vedete voi un calciatore, un cestista, che alla fine della propria partita di Addio lasci le scarpe a centro campo e vada in giro in calzini? Dai, smettiamola con questo onanismo da fan di noi stessi.

In Inghilterra usavano i round, e noi italiani abbiamo una tradizione pugilistica di tutto rispetto, mi pare. Perchè non introdurli anche da noi? Vi faccio un esempio semplice-semplice, uno spunto creativo: se in un match a round la vittoria va comunque al primo che riesce ad aggiudicarsi uno schienamento/sottomissione, ecco che magari, per match con in palio un titolo, si passa al meglio di tre...E che alla dai 6 round canonici si passi a 10, e che alla fine di questi 10 si sia in pareggio. Avete capito dove voglio arrivare. 
Ecco, non vi è servita una "Laurea in Smackdown" per cogliere lo spunto. È la vostra esperienza e il vostro buon senso a seguire la narrazione. 
A proposito di narrazione, mi sento di fare un plauso a Corey Graves, bravo in sede di commento a significare la storia dei due Grande Americano nella maniera giusta. Poi ovvio, ognuno ha i suoi gusti: io personalmente avrei preferito un match al meglio di tre round in questo caso, seguendo la vecchia tradizione della lucha libre o dei match titolati americani fino agli anni Sessanta, ma capisco il motivo dell'unico round: siamo sotto al cappello della WWE, quindi qualcosa andava concesso.

Ricordate la WCW nel 1999? Per decretare i nuovi campioni di coppia, Kevin Sullivan istituì un torneo a doppia eliminazione. I perdenti, già dal primo turno, finivano in un altro torneo ad eliminazione. Al termine, Il team vincitore del primo torneo affrontava il team vincitore del torneo "dei ripescati", con la condizione che il secondo team, per aggiudicarsi le cinture, era costretto a sconfiggere gli avversari per due volte. Non mi dilungo oltre, il messaggio è chiarissimo.

Torniamo a noi. Abbiamo detto calcio, basket, pallavolo...Tutti sport dove ci sono campionati, regolati da classifiche. Perchè allora non istituirle anche qui? 
Idem per i tornei ad eliminazione: se per qualche motivo un titolo diviene vacante, i primi otto in classifica entrano nel torneo con il fattore delle teste di serie, e se un match del torneo finisce in pareggio, passa la testa di serie più alta. Quante conseguenze, quante strade che si potrebbero percorrere. Il limite è il cielo, insomma.

Dato che, però, il wrestling NON È UNO SPORT, ma intratteniment, ancora adesso mi da fastidio quando la Gazzetta dello Sport parlare del wrestling, perché per me - e questo lo dico dai tempi in cui venivo intervistato dalle varie Radio Vaticana, le TV nazionali e locali, eccetera eccetera, il wrestling deve finire non nelle pagine sportive dei giornali locali, ma nelle pagine degli spettacoli.

Io rispetto quanto proposto da Tony Fusaro, che mettendosi al fianco il Maestro Angeli, conferendo

legittimità ai match di puroresu che commentava. Questa è un'ottima strategia per raccontare le storie messe in scena sul ring, non per trattarlo come uno sport!

Non bisogna avere paura di fare qualcosa che può essere visto come un elemento di rottura rispetto al wrestling americano. Che male ci sarebbe? Che ogni appassionato continui a godersi la WWE, la All Elite, la Game Changer, la MLW e quello che gli pare, ci mancherebbe.

E se si decidesse di cambiare il nome, a questa nostra disciplina? Una volta lo chiamavano Catch, no? Noi non siamo la WWE o il loro lontano nipote povero. A che serve muoversi come tale?

L'Italia è Italia. Ben venga che arrivi - ben pagato tra l'altro - il wrestler ex WWE, il wrestler delle Indy, di puroresu, qui a calcare i nostri ring. Facciamolo però misurare con un wrestler italiano, secondo le regole italiane. 

Stessa cosa per il tragitto contrario: qualche tempo fa si è tenuto in Inghilterra un tryout WWE, a cui ha preso parte anche qualche wrestler italiano, sicuramente Ema Corsi e Renzo Rose, che ho conosciuto personalmente durante il mio periodo di SIW. 
Sono certo che l'istituzione in Italia di un prodotto "diverso" non costituisca un limite per chi poi, atleta nostrano, aspiri a tentare il grande salto. È una storia vecchia come il mondo: Billy Robinson, tanto per fare un esempio, non era inglese? E nel Regno Unito il wrestling era o non era diversissimo dalla disciplina praticata in altri continenti? Robinson ha fatto comunque fortuna in Giappone e nella AWA.  Pensate a Satoru Sayama, il primo Tiger Mask: è stato APPOSITAMENTE mandato in Inghilterra ed in Messico per affinare le sue doti, prima di vestire la maschera di Tigre. 
E poi ancora William Regal, Dynamite Kid, Les Thornton...

Le possibilità ci sono, da qualunque punto di vista si guardi la situazione attuale. 

Ci vuole coraggio, però. La voglia di fare qualcosa di proprio, senza avere paura di perdere "numeri", perchè quelli acquisiti rimangono, se si fanno le cose come si deve, lasciando l'Oceano ai transatlantici.

Il mio interesse a recuperare la breve storia della American Wrestling Federation, utilizzandola come molla per presentarvi queste mie riflessioni, risale a ormai parecchio tempo fa. 
La trasmissione de La Noche de Los Grandes, però, ha avuto l'effetto dirompente che mi mancava. Mi ha fatto vedere che esiste la possibilità, al giorno d'oggi, di trovare modi e maniere per andare a recuperare e a creare da zero da zero una via italiana al wrestling.

Il pubblico c'è, e merita un suo Wrestling. Ognuno poi potrà continuare, nel tempo di internet, a poter godersi prodotti alternativi da tutte le parti del mondo. 
Ma una volta sintonizzato sulle nostre frequenze, troverà un prodotto proprio, dove prima del gong di un match per il Titolo Italiano, non si sorprenderà ad ascoltare le note del Canto degli Italiani. 

Senza politica, senza ideologia.
Con sola, grande, Pura...Passione.



Un match al giorno - Demolition vs. George Takano & Shunji Nakano (16 settembre 1991)

Per molti anni si è dibattuto sui motivi che spinsero la WWE a sbarazzarsi così frettolosamente dei Demolition, tandem (e poi trio) che per anni aveva dominato in lungo e in largo la categoria tag team. 

Si poteva e doveva fare di meglio, ma alla fine al Storia è piena di "What if?". Smash & Crush nel 1991 furono spediti anche in Porto Rico e Giappone, per aiutare, con la loro popolarità, gli incassi di realtà "amiche" della compagnia leader negli Stati Uniti.

Un match al giorno - David Schultz vs. Jimmy Snuka (9 giugno 1984)

I miei figli sono ovviamente informati sugli sviluppi di questo piccolo spazio, e la rubrica "Un match al giorno" è quella ovviamente di maggiore attualità.

Loro non hanno ancora visto un incontro di wrestling in vita loro...sanno cos'è e conoscono alcuni grandi Protagonisti, ma soprattutto sono le grandi Storie ad attrarre la loro attenzione, e il modo in cui ogni wrestler, all'interno di un match, riesce a raccontarne tutta o una parte.

È stato semplice capire per loro come quello di oggi possa essere considerato il "match perfetto", così come il peso specifico che la tecnica conclusiva della sfida odierna abbia assunto.


Un match al giorno - Garea & Martel vs. The Moondogs (4 Aprile 1981)

Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, il business del wrestling statunitense era basato non sugli introiti televisivi. Questi ultimi erano pressoché inesistenti, se non un affare in perdita considerato che non tutti i promoter riuscivano a farsi trasmettere a gratis, ma dovevano invece pagare alle emittenti una quota settimanale.

Di fatto, i programmi TV settimanali erano degli spot per gli show dal vivo: la bigliettazione (il merchandising arrivò moooolto dopo) era l'introito col quale tenere in piedi la baracca.

Per questo motivo, avere in TV match valevoli per un titolo era rarissimo, un "evento nell'evento"...

Memphis in salsa newyorkese: nasce Monday Night Raw

Lunedì 11 Gennaio 1993 è entrato nella storia degli appassionati di Wrestling come la data di messa in onda dell'inaugurale "Monday Night Raw", ancora oggi in voga (fresca di debutto su Netflix per molte aree del globo - Italia esclusa) e sulla quale definizione di "più longevo programma di intrattenimento" non riesco a non storcere il naso, più che altro per motivi di affezione verso un Wrestling decisamente diverso.

Una delle ultime trasmissioni di Prime Time Wrestling
Detto questo, è innegabile che il cambio di passo che la allora WWF impresse con Raw fu tangibile sin da subito, per qualsiasi aficionado che fino alla settimana precedente, allo stesso orario, era abituato ad assistere a Prime Time Wrestling, l'improbabile "panel" con Vince McMahon a capo tavola coadiuvato dall'ala babyface di Jim Duggan o Sgt.Slaughter e Hillbilly Jim a cui era contrapposto il duo heel di Bobby Heenan e Jerry Lawler.

Fermiamoci un attimo su quest'ultimo protagonista: il suo arrivo in WWF, all'indomani del ritorno sul quadrato di Mr.Perfect per le Survivor Series 1992, faceva parte dell'accordo che Vince McMahon siglò con Jerry Jarrett per permettere al promoter del Tennessee di assistere in principio ed eventualmente dirigere poi l'intera produzione televisiva della WWF, nel caso in cui McMahon fosse finito in carcere per via del cosiddetto "scandalo-steroidi" di quel periodo.

Dove si colloca "Raw" in questo contesto? Con alle spalle tre anni di crisi dal punto di vista del numero di spettatori e di vendite degli spettacoli in pay-per-view, McMahon era alla disperata ricerca non tanto di nuovi wrestler con i quali rimpolpare la scuderia (Hulk Hogan era fuori dai giochi da qualche mese, Ric Flair non aveva rispettato le attese ed il secondo regno da campione di Randy Savage non riuscì a risollevare una situazione già compromessa), ma di una piattaforma dove lanciare un nuovo prodotto, più veloce, più imprevedibile, dove tutto poteva accadere...Insomma, decise di portare Memphis (un territorio settimanale) sù sù sino a New York, e chi meglio di Jarrett poteva stargli di fianco in questo trasloco creativo?

Già dalla sigla si capisce che siamo di fronte a un programma del tutto diverso, un tripudio di elettronica e chitarra elettrica (ok, in fondo c'è sempre la marchetta-sassofono dalla quale Vince McMahon evidentemente faceva ancora fatica a separarsi...) che fanno da introduzione a una vista aerea della bomboniera Hammerstein Ballroom, con l'addetto di palco a sinistra che si sbraccia come un forsennato per aizzare 2000 presenti che, in realtà, erano già belli gasati di loro. Sirene della polizia e volume del pubblico pompato al massimo: è New York, bellezza.
Non credo che ci fosse tra di loro qualcuno consapevole di essere entrato a far parte di una storia  con decenni davanti a sé, ma certo, dopo anni nelle secche e non ultimo il rifiuto dei maggiori network di trasmettere altri speciali Saturday Night's Main Event, sembrava che il vento iniziasse a tirare in una nuova direzione.

A bordo ring, Vince McMahon è affiancato da Randy Savage, relegato nuovamente al microfono suo malgrado, e Bobby Heen...No, Rob Bartlett, un comico che aveva mosso i suoi primi passi insieme a Eddie Murphy prima di farsi un nome sugli stage e nelle radio del Nord Est. Bartlett sta al wrestling come il sottoscritto sta all'astrofisica, per farvi capire. La prima frase di questo umanoide: «non vedo l'ora di assistere al match tra Koko B. Ware e YokoZZUMa, l'uomo che sale sul ring con il pannolone gigante». Va bene Bob, toh, prendi un altro chewing gum. Strafalcioni a parte, l'intento era chiaro: se si voleva proporre un prodotto edgy, bisognava separarsi dalle vocione impostate ala Ron Trongard per passare al linguaggio della strada, e vedere l'azione sul ring sotto nuovi occhi (o occhiali da sole, nello specifico). Savage ci riporta nel mondo dei tre giri di corda, ricordandoci che il match di cartello della serata avrebbe visto di fronte Damien Demento e The Undertaker.

Koko B. Ware vs. Yokozuna

Prima lezione di booking. Tra 13 giorni c'è la Royal Rumble, che per la prima volta assegnerà al vincente della "rissa reale" il diritto di sfidare il Campione del Mondo WWF nel main event di WrestleMania IX. Quale migliore occasione, uno show tutto nuovo, super sonico, per mostrare al pubblico in tutta la sua ferocia colui che quella rissa la andrà a vincere? Prendete appunti, baldi aspiranti creativi davanti allo schermo. McMahon è come se presentasse i suoi wrestler ad un pubblico del tutto nuovo, perchè li re-introduce nelle loro caratteristiche dominanti: Yoko non solo non è mai stato sconfitto, ma nemmeno buttato al tappeto (figurarsi buttarlo oltre la terza corda in una battaglia reale...). Cerimonia dei sali. Dopo 4 minuti e mezzo scarsi dall'inizio della trasmissione, parte la prima botta di "culo" da parte di Bartlett nel descrivere il futuro Campione WWF, dalla quale il nostro trio si giustifica ricordando che il programma è crudo, senza tagli, senza censure.
Senza ritegno, aggiungerei io, ma questo è un appuntamento con la storia, e l'Accademia della Crusca non ha comprato i biglietti. Il match? Senso unico: legdrop, valanga, banzai drop. Indovinate cosa va in onda subito dopo? Ovviamente uno spot per la Royal Rumble!

Dopo aver visto una nuova incarnazione delle Federettes (quelle "signorine" che nel 1986 facevano spola tra bordo ring e backstage per portare via giacchette e accessori ai wrestler impegnati sul quadrato) fare la sua parata come tra un round e l'altro degli incontri di pugilato (questo show è crudo ragazzi, non prendetevela con me, che di questa roba ne farei a meno), dal backstage Bobby Heenan ricorda al suo ex-assistito Mr.Perfect che la Royal Rumble vedrà il debutto del Narciso Lex Luger, l'unico essere umano superiore alla perfezione. La storia gli darà torto.

Steiner Brothers vs. The Executioners

Barry Hardy e Dwayne Gill, o dovremmo dire "Pain" e "Agony" (sì, ora sapete da dove ho preso ispirazione in 2PW nel 2007...) hanno l'infame compito di finire macellati - e maciullati - dal team sul quale McMahon ha deciso di puntare per l'anno appena iniziato. Ovviamente, anche Rick e Scott Steiner saranno presenti alla Royal Rumble, dove faranno briciole dei Beverly Brothers. Capite quindi come questo show, nei suoi primi tre segmenti tra dentro e fuori ring, sta diventando - giustamente - una mega cassa di risonanza per l'imminente pay per view. Pronti via, whip e thilt-a-whirl side suplex. Cambio a Rick, whip e il povero Dwayne si strozza da solo sulle corde. Riproviamo. Whip e Steinerline.  Powerslam al contrario sull'angolo. Leapfrog bloccato con un altra powerslam. Chiamate Amnesty International. L'arbitro scambia un release belly-to-belly di Scott per una bearhug, e si sposta all'ultimo secondo prima di essere la pista di atterraggio del povero Hardy. Double underhook Powerbomb. Rick vola in bulldog dalla terza, con Dwayne seduto sulle spalle di Scott. Fine del massacro. Perfetta mostra del campionario di questi due protagonisti arrivati dalla WCW solo un paio di mesi prima.

Dopo uno dei vari siparietti con Bobby Heenan che, ritrovatosi "disoccupato" in seguito alla chiusura di Prime Time Wrestling, tenta di entrare al Manhattan Center sotto mentite spoglie, torniamo sul ring e ovviamente si continua a...parlare di Royal Rumble, con il primo sfidante al Titolo Mondiale, Razor Ramon, intervistato da Vince McMahon. Breve, ma perfetta presentazione di questo wrestler che in meno di sei mesi ha scalato la vetta della WWF. 

Match valevole per il Titolo Intercontinentale: Shawn Michaels vs. Max Moon

Questi due si sono dati battaglia per anni, prima in AWA, quando l'Uomo Spaziale gareggiava senza maschera con il nome di Paul Diamond, e poi in WWF, con i Rockers di Michaels & Jannetty di fronte all'Orient Express di Tanaka e del questa volta mascherato Kato. La "chicca" subdola è che subito prima di questo match vediamo un promo di Tatanka, che di lì a poche settimane inizierà a misurarsi con Shawn Michaels sino a WrestleMania IX...Brava WWF! L'incontro è solido, Moon si è guadagnato questa opportunità uscendo imbattuto da tutti i suoi precedenti impegni sul ring, e possiamo considerare questa contesa come il suo canto del cigno. Shawn Michaels resiste anche al brevettato rolling drop dello sfidante, per poi infliggergli una sconfitta pulita, senza se e senza ma. Ecco che l'Uomo venuto da un altro pianeta si tramuta nell'ennesima..."stella cadente".
Per Michaels, una vittoria che gli dà slancio in vista del suo impegno più improbo, alla Royal Rumble, sotto forma della sfida lanciatagli dal suo ex partner Marty Jannetty.

Come potevamo rinunciare questa sera all'immancabile "Report", dove Mean Gene ci ricorda tutti i match in programma per l'imminente Royal Rumble? Interviste a Shawn Michaels, Marty Jannetty, Mr. Perfect (questa opportunità serve a bilanciare il promo di Bobby Heenan sul Narciso, ovviamente), e poi ancora Yokozuna (repetita iuvant), Jim Duggan (che ammette: "Non sono sicuro di vincere, ma darò il 110%"...Come direbbe Morandi, Uno su TRENTA ce la fa).

Damien Demento vs. The Undertaker

Parentesi: ne veniamo dal primo Coffin/Casket Match trasmesso in pay per view dalla WWF, solo un mese e mezzo prima. Vince McMahon ci fa vedere le immagini della settimana precedente, quando Kamala, dopo essere uscito dalla bara preparatagli dal protagonista di questo fine serata, Undertaker, è anche uscito dal suo "guscio", ribellandosi alle angherie di Harvey Wippleman e Kimchee per accogliere l'aiuto di Reverend Slick (che fino al 1991 aveva un personaggio che non  proprio velatamente ricordava quello di un...protettore). Quindi anche qui, un bell'esempio di "taglia e cuci" da una storia appena conclusa a un'altra da scrivere, con il fil rouge rappresentato dal wrestler programmato per chiudere lo show odierno.
È chiaro l'intento di presentare per la prima volta The Undertaker come reale papabile per la vittoria nella Rumble, ora che non sembrano palesarsi credibili avversari a sbarrargli la strada: ancora più valore ha quindi, in questo senso, la strategia di Pat Patterson e Jerry Jarrett che, la nemesi successiva del Becchino, hanno deciso di presentarla a sorpresa DURANTE la Royal Rumble, con il debutto di Giant Gonzales e l'eliminazione di 'Taker dall'agone. 

Qui a Raw, la teoria di Rob Bartlett è che Damian Demento «si sia tagliato i capelli mentre andava via la luce»: facile pensare che in quel momento, la luce, si sia spenta dagli occhi di un ammutolito Randy Savage. Sul quadrato, i gong di inizio e fine match sono distanti poco più di una manciata di minuti, minimo necessario ad Undertaker per regolare la pratica-Demento...Un match che ha avuto anche lo scopo di dare a McMahon l'opportunità di annunciare i piatti forti della prossima settimana: Mr. Perfect contro Papa Shango, Ric Flair contro El Matador (questi due match sfocieranno nel loser leaves WWF della settimana successiva...anche questa modalità, una pagina dal libro di Memphis) e ovviamente l'intervista-contraltare al Campione del Mondo Bret "Hitman" Hart, con la Royal Rumble sempre più vicina.

Eccoci dunque giunti al termine di questa cavalcata nei ricordi. Un momento storico nel wrestling televisivo ma soprattutto, cosa che ritengo decisamente più interessante, il cambio di stile nel racconto, nel ritmo e nella produzione di un prodotto: presentarsi come "nuovo", attingendo ad approcci di booking degli anni Sessanta-Settanta-Ottanta, quando territori settimanali come il Tennessee o la Florida attraevano numeri giganteschi di spettatori ogni sette giorni negli stessi luoghi.

Nota curiosa a margine: tempo addietro condivisi, a una persona che in quel momento aveva responsabilità creative, una puntata della Mid South dei primi anni 80, come esempio di ritmo alto, legame tra una puntata e la successiva, la promozione all'interno dei singoli match. Forse, con il senno del poi, avrei dovuto girare il link di una di queste puntate (diciamo che la prima era di Raw/Memphis si concluse all'inizio del 1994), anche solo per il fatto che la sigla WWE, in quanto tale, suscita ad alcuni una più alta credibilità (del tutto superficiale in questo caso).

Dopo tanti discorsi, ora è il momento di goderci lo show:

Ci (ri)vediamo presto.





13 Novembre 2005...Da Minneapolis a Londra

 

19 anni fa ci lasciava #EddieGuerrero, stroncato da un infarto in una stanza di albergo, a Minneapolis.

Il mio ricordo di quella giornata particolare, in un luogo particolare, un'occasione particolare.
 
Ware, Hertsfordshire, Regno Unito
AWA:United Kingdom
 
Nessuno, negli spogliatoi o tra il pubblico si sarebbe aspettato che, i primi gong di quella serata, sarebbero stati dieci di fila.
 
Il mio racconto, un pretesto per ricordare a tutti gli appassionati di Wrestling che Eduardo Gory Guerrero è stato molto di più che il protagonista in WCW e WWE a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio.
 
Questa volta, però, oltre alle semplici parole preferisco tornare ai miei "vecchi metodi", quelli della narrazione in video. Vi accolgo nuovamente nel mio salotto per condividere la stessa passione, e le emozioni di Storie che hanno attraversato, prima degli States, sia il Messico che il Giappone...A viso scoperto e persino sotto una maschera...