13 Novembre 2005...Da Minneapolis a Londra
Almanacco del Wrestling - ANTONIO INOKI
Il 6 dicembre 1979, Antonio Inoki si trova di fronte a un bivio. Accettare una vittoria discussa o lasciare parlare il proprio orgoglio? È il nuovo capitolo dell'Almanacco del Wrestling.
Oggi voliamo in Giappone, anche se, in verità, la Leggenda di cui vado a raccontarvi oggi è difficilmente ascrivibile ad un solo Stato, ad una sola nazione. Antonio Inoki è un grande personaggio a tutto tondo, non solo nel mondo del wrestling, anche se oggi chiaramente parleremo di quello.
Per parlare di Antonio Inoki andiamo a introdurre la motivazione che sta dietro la Storia di cui ne è effettivamente il protagonista. Parliamo non tanto di vincere o perdere, ma di orgoglio. Spiegare con le proprie azioni al pubblico, agli appassionati, cosa vuol dire avere una spinta più grande della voglia stessa di prevalere, della voglia stessa di aggiungere un trofeo, per quanto prestigioso, al proprio palmares.
Inoki compie i suoi primi passi nel mondo del wrestling sotto l'ala protettiva del mostro sacro per eccellenza del puroresu, Rikidozan, che ha due allievi prediletti, Inoki appunto e Shoei "Giant" Baba. ..Anche se, bisogna dire, agli occhi non solo del Maestro, ma anche di chi era vicino a lui, Baba veniva visto come il "prescelto" a raccogliere le redini del movimento giapponese. Inoki e Baba nel 1973 andranno poi a creare ognuno la propria realtà, quando l'esperienza della JWA si esaurirà: la All Japan per mano di Baba e la New Japan, appunto, con la firma di Antonio Inoki.
Rispetto a Baba, Inoki non riesce a trovare almeno in questa iniziale parte del suo cammino, una via per la consacrazione a livello mondiale. Perché Baba riesce infatti a catturare anche il titolo mondiale della NWA, cosa non possibile per Antonio Inoki, non affiliato all'Alleanza. Antonio comunque va negli Stati Uniti per tentare fortuna e raccogliere esperienze. Per questo approda alla NWF, che è una realtà del nord-est degli Stati Uniti, attiva nell'area tra gli Stati di New York e dell'Ohio, ne rileva alcune quote azionarie, per poi diventarne effettivamente il Campione.
Quando il detentore della Corona NWF, Johnny Powers, intraprende una tournée in Giappone, lo fa sotto l'egida della New Japan, e Antonio Inoki, che lo sfida con successo, viene riconosciuto dalla NJPW come Campione Mondiale. È il suo primo assaggio di un campionato che, per blasone, porta il suo nome oltre i confini della terra del Sol Levante. Questo, però, a lui non basta, perché comunque il peso della competizione con Baba è forte e dopo l'esperienza con il titolo della NWF - un titolo che comunque resterà attivo sino agli albori dell'International Wrestling Grand Prix - decide di volgere il suo sguardo verso il titolo della World Wrestling Federation.
Fatto questo doveroso preambolo, entriamo del dettaglio della storia di questo Capitolo.
Inoki è uscito vincitore da una lunga serie di battaglie contro questo grandissimo wrestler indiano, però insomma, a Singh la recente sconfitta non va giù e quindi, proprio quando sembrava che Inoki fosse sul punto di sconfiggere Backlund, il suo intervento porta alla vittoria dell'ex iridato.
Inoki ebbe effettivamente altre chance per riagguantare la cintura viola: in Florida nell'aprile del 1980, a Tokyo durante le Bloody Fight Series estive, e persino l'anno seguente a Naucalpan, in Messico, con Lou Thesz convocato dalla UWA per arbitrare questa magnifica contesa. Non riuscì più nell'impresa.
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Almanacco del Wrestling - OLE ANDERSON
Ole Anderson è a tutt'oggi considerato una Leggenda nel mondo del wrestling statunitense.
Sul quadrato, per i risultati ottenuti specialmente come parte del sodalizio conosciuto con il nome di "Minnesota Wrecking Crew", al fianco di Gene Anderson (e Lars) prima, ed in seguito con Arn Anderson.
Fuori dal ring, per la sua lunga carriera di promoter e booker, che lo hanno portato, caso rarissimo per la sua generazione, a raggiungere una posizione economica così florida da non vedere l'esigenza di spostarsi da un territorio all'altro, come si faceva sino alla fine degli anni Ottanta, per mantenere sè e la propria famiglia: la grande sagacia, la capacità di "sentire" il pubblico, di anticiparne i pensieri e soprattutto i desideri hanno fatto del suo stile creativo un punto fermo per il cosiddetto "southern wrestling" nell'accezione più atletica del termine, quella cioè più legata al trittico sudore-sangue-lacrime che non alle stipulazioni incredibili tipiche del Tennessee (ma sugli stili di booking influiscono anche le cadenze degli spettacoli...e le differenze tra territori "settimanali" e "mensili" di cui parleremo prossimamente).
Quello che accadde a Luglio del 1980 è un esempio della grande visione di Wrestling di questo immenso personaggio, capace di riprendere un discorso lasciato un anno e mezzo prima, per sorprendere - e infuriare - tutti i fan presenti quella sera all'Omni.
Lungo tempo era trascorso dall'ultimo incrocio sul ring tra Ole Anderson e Dusty Rhodes, con quest'ultimo che fece ritorno nel territorio della Florida per perseguire la sua scalata al Titolo Mondiale NWA. Durante quel lasso di tempo, Ole Anderson si ritrovo sorprendentemente a sentire gli applausi del pubblico, dopo aver resistito all'assalto di wrestler odiati come "Russian Bear" Ivan Koloff e Alexis Smirnoff, grazie anche all'assistenza di altri popolari stelle come Stan Hansen e Tommy Rich, con i quali Ole si alleò in diverse occasioni.
Al ritorno in Georgia, "American Dream" Dusty Rhodes si ritrovò subito coinvolto in un'accesa rivalità con Terry Funk prima e soprattutto con il tag team più dominante del periodo in Georgia (e probabilmente uno dei tandem più ricordati ancora oggi, grazie alle loro diverse formazioni che si sono susseguite nel tempo), gli Assassins.
Dopo aver detronizzato Ole & Lars Anderson dal titolo di campioni di coppia del territorio, i misteriosi wrestler mascherati dovettero rispondere "presente" alla sfida per il titolo lanciatagli da Rhodes...e quale miglior partner che non l'ex acerrimo nemico, il pilastro della zona, Ole Anderson?
Ecco, in quelle due parole "acerrimo nemico", sta tutto il nocciolo del discorso: Ole e Dusty se le sono date di santa ragione per anni, lungo tutta la grande regione del Sud. Al termine dell'ultimo, sanguinoso match tra i due, Dusty Rhodes disse chiaro alle telecamere una frase che sarebbe poi diventata celebre: It will never be over!
A giudicare da quello che successe in quel fatidico 20 luglio 1980, si può proprio dire che Ole Anderson, quella frase, se la "legò al dito".
Dusty avvicinò Ole per proporgli di mettere da parte il passato, let bygones be bygones: mettere insieme le proprie forze e scalzare gli Assassins dal soglio iridato.
Il 22 giugno, i fan di Atlanta assistettero a qualcosa che mai avrebbero potuto ritenere possibile: il demolitore del Minnesota ed il Sogno Americano dalla stessa parte del quadrato. Il match terminò in no-contest, nessun vincitore, nessuno sconfitto. Tutto da rifare insomma.
Il 6 luglio, la rivincita, ma esito sorprendente: grazie ad un aiuto esterno, gli Assassins sconfiggono i nuovi eroi, e chiudono la questione, giusto? Sbagliato!
Ole Anderson propone a Dusty Rhodes una petizione per chiedere al promoter Paul Jones (no, non "Number One" Paul Jones, leggendario wrestler e manager dell'area Mid-Atlantic, semplice omonimia) una stipulazione speciale per il rubber match: una gabbia, con all'interno non uno, ma DUE arbitri speciali, scelti rispettivamente dal tandem Campione e dal duo di sfidanti: gli Assassins scelsero Ivan Koloff, mentre i pretendenti al titolo trascinarono nell'agone nientepopodimenoche...Gene Anderson! Il capostipite della dinastia degli Anderson, pietra miliare dell'area georgiana.
Eccoci dunque al fatidico 22 luglio 1980. Un giorno per la Storia.
Dopo le schermaglie iniziali, che vedono i favoriti del pubblico viaggiare con il vento in poppa, le tattiche scorrette dei due Campioni fanno loro prendere il controllo su Dusty Rhodes, e la contesa diventa un attacco a senso unico.
Rhodes tenta più volte di dare il cambio al suo compagno, senza riuscire a raggiungere l'angolo amico del quadrato. Nel momento di maggiore difficoltà, ecco finalmente l'apertura agognata, e il tag a Ole Anderson. Il pubblico in fiamme. Poi il silenzio, l'incredulità.
La rabbia.
Al suo ingresso sul ring, Ole Anderson si volta infatti verso il suo compagno...E inizia ad attaccarlo come una, beh, come una furia. Gli stessi Assassins sono increduli, così come l'arbitro "di parte" Ivan Koloff. Gene Anderson invece parte subito anche lui all'attacco del Sogno: i fan dell'Omni capirono subito, erano di fronte a un agguato programmato!
Sul ring vola di tutto, Rhodes si ritrova attaccato da cinque wrestler, prima che Koloff e gli Assassins, vedendo l'aria che tira, capiscono che quella non è di fatto la loro guerra e possono anche limitarsi a far sì che nessuno entri nella gabbia tra i wrestler - e i fan! - che tentano in tutti i modi di scalare la gabbia che è di fatto diventata una prigione di acciaio per il malcapitato Dusty.
Ai protagonisti dell'agguato saranno necessari la scorta della polizia, e lunghe ore di attesa, per uscire dal palazzetto tutti interi. Il sabato successivo gli spettatori dell'emittente WTBS, la cosiddetta "Superstation" per via della capacità di emissione del suo segnale, furono testimoni di quello che ancora oggi è considerato uno degli interventi al microfono più memorabili di sempre, grazie al genio e alla capacità comunicativa di Ole Anderson.
Come sempre per ogni capitolo del mio Almanacco, spazio al messaggio conclusivo. Per tutti coloro che producono Wrestling in Italia, e che sono senza nemmeno accorgersene vittime dell'ansia di vedere e di scoprire, tipica del fan e, beninteso, parte vitale della passione e della curiosità che lega il pubblico al prodotto, ecco che questo grande pezzo di storia ci insegna che alcune delle Storie più importanti nel lungo cammino di questa disciplina partono dal presupposto che i tempi di maturazione, se bene congeniati, quei semi, se dato loro tutto il tempo di crescere e germogliare, regalano soddisfazioni, reazioni più grandi, e soprattutto più ampi solchi, nei percorsi della memoria collettiva di tutti gli appassionati.
Prossimo capitolo: Ox Baker, e il suo feroce attacco a Ernie Ladd





